La Saga di Ozo – 6 cap – Inizia l’addestramento

Inizia l’addestramento

 

Theel non si era dimenticato il problema degli abiti e aveva progettato, sfruttando materiali e conoscenze Vanai, una nuova uniforme estremamente confortevole e robusta che divenne il capo di abbigliamento abituale. Devo ammettere che erano decisamente belle con colori che ricordavano l’oceano. E offrivano una ottima protezione sia dal caldo che dal freddo,  ovviamente non estremi. Aveva anche pensato alla biancheria intima e alle calzature. 

Uscii dal mio alloggio «Riunione! Avvisate tutti», gridai mentre mi addentravo nel giardino per raggiungere la zona con i tavoli. Dopo poco eravamo tutti seduti intorno al tavolo. Velocemente li misi al corrente dei punti principali della mia chiacchierata con Theel e della necessità di creare i gruppi che si sarebbero sottoposti al trattamento.

«Allora il primo gruppo sarà composto da Siro, Daniel e Toni. Seguiranno poi Willy, Alejandro e Anna ed infine Mary e Antonio» li guardai, annuirono. «Bene, il trattamento dura sette giorni e quindi in tre settimane la squadra sarà al completo. Il nostro compito nel tempo sarà di acquisire nuove informazioni e familiarizzare con quelle già “inserite”. Dovremmo anche iniziare a conoscere questa nave come le nostre mutande», le risate scoppiarono fragorose. 

«No-ka!», gridai. «No-ka!» risposero.

I giorni scorrevano tutto sommato veloci, tra letture, allenamento, esplorazione della nave e l’addestramento. Siro, Daniel e Toni avevano già terminato la loro settimana di Trattamento, fortunatamente senza problemi. Toni, già infermiere della nostra squadra, si era scoperto una vera vocazione per la medicina ed aveva espresso il desiderio di poter lavorare e studiare nell’Infermeria della nave, insieme ai droidi medici. 

Siro invece aveva scoperto che il suo talento era relazionato alla ingegneria, nella costruzione, distruzione e studio delle cose; passava molto tempo in quella che potremmo definire “l’officina” della Nerell, spesso affiancato da Daniel che si ritrovò immerso nella passione per l’elettronica e l’astronavigazione.

Durante una discussione con Daniel mi affiorò una curiosità «Secondo la tua breve esperienza, è possibile scoprire da qui se e dove sono atterrate o cadute le altre tre nostre navicelle? Theel ci aveva individuati, anche se non eravamo molto distanti…» 

«In teoria si, anche se è poco che sto studiando i sistemi di sensori e di navigazione. Forse», aggiunse, «non sarebbe male chiedere a Theel, così magari posso dedicarmi a questo aspetto in modo più specifico.»

«Ottima idea», commentai. 

Raggiungemmo il mio alloggio e mi misi in contatto con Theel. Il suo volto sereno apparve sul terminale. 

«Buongiorno!» Esclamò.

«Buongiorno Theel», lo salutai. «Daniel ed io avremmo una domanda. È possibile scoprire se le altre tre nostre navicelle sono finite su questo pianeta e dove potrebbero essere atterrate?»

«Si è possibile, con un certa approssimazione. La curvatura del pianeta non permette di essere precisi. In modo automatico i sistemi della nave registrano gli eventi di qualche rilevanza. La caduta delle vostre navicelle è stata registrata. La posizione della vostra, per ovvi motivi di vicinanza è stata determinata con cura, per le altre la posizione sarà solo approssimativa.» 

«Quindi» intervenne Daniel «Ipotizzando di usare una navicella della Nerell, avremmo solo un’idea della direzione e poi dovremmo andare a tentativi?» 

«Esatto. Potete tranquillamente usare tutte le risorse della nave per trovare i vostri compagni. I sensori delle navette non sono molto sofisticati. I progettisti non ne hanno contemplato un uso avanzato, ma più vi avvicinate e più saranno efficaci.» 

Decisi di intervenire nella discussione «Potremmo scegliere una navetta ed iniziare a lavorarci per potenziarne i sensori ed adattarla come mezzo da esplorazione?»

«Ne sarei felice», disse Theel con enfasi. 

«Procedete pure. All’hangar, come lo chiamate voi, ci sono quattro navette della classe “Kyosen” più piccole di quella che vi ha portato qui, ma non certo meno potenti. Ozo ti assegno la numero uno e vi metto a disposizione anche un droide nel caso vi potesse essere utile.»

«Grazie Theel.»

Andammo subito “all’officina” a cercare Siro e Willy che trovammo immersi in un’accesa discussione tecnica su come migliorare le poche armi che avevamo salvato dal naufragio. Li mettemmo al corrente del nuovo progetto.

«Andiamo a vedere la navetta» disse Willy avviandosi quasi di corsa. 

Raggiungemmo l’hangar e trovammo subito la navetta grazie al fatto che ora comprendevamo la scrittura Vanai. La forma esterna era praticamente uguale alla sorella maggiore: una saponetta più piccola. Entrammo, lo spazio non era certo il suo forte. Dopo la camera stagna e di decontaminazione, si accedeva all’abitacolo vero e proprio. Un piccolo deposito, con annesso un piccolo sistema di teletrasporto per il trasferimento di materiali ed attrezzature, due sedili laterali ed in fondo i posti per il pilota ed il navigatore/osservatore.

Siro, Willy e Daniel si misero all’opera, sulla console del navigatore, aprendo pannelli. Mentalmente incrociai le dita con la speranza che riuscissero a rimontare quello che ora stavano smontando con tanto interesse e curiosità, uscii dall’hangar dirigendomi verso l’infermeria per avere notizie di Sayuri.

Entrai nel regno di Toni. Timoroso di ricevere notizie non piacevoli, esitavo a porre le domande e fu Toni che ruppe il silenzio.

«Sta bene, per quello che posso capire. I monitor a cui Theel mi ha dato l’accesso mostrano dati stabili e positivi e gli schemi cerebrali mostrano un’attività molto intensa ma ben bilanciata.»

«Mi fido della tua valutazione Toni. Quando pensi che potremmo parlare con lei?»

«Questo proprio non lo so e credo che anche Theel non abbia un’idea chiara dei tempi e degli esiti, dobbiamo avere fiducia.»

«Più che fiducia, direi quasi fede. Stiamo vivendo momenti e cose così incredibili che sembrano un sogno più che la realtà.»

«Lo puoi ben dire, amico mio, ci stanno capitando cose veramente incredibili», mi rispose Toni scuotendo la testa.

Ritornai agli alloggi a cercare i miei compagni per pianificare turni di studio di lavoro ed allenamento, tenere impegnate la mente e le mani era la cosa migliore per affrontare la nostra situazione. Richiamai all’ordine tutti quelli che stavano bighellonando ed iniziammo con una corsa di resistenza lungo i corridoi del ponte due, per poi ritornare nell’ampio spazio degli alloggi per un lavoro di potenziamento e tecniche di combattimento.

Dopo due ore di duro lavoro li mandai a farsi una doccia e ad iniziare il periodo di studio delle materie che più li attraevano.

Pianificammo che questo tipo di schema doveva essere giornaliero, dovevamo essere sempre in forma come ogni Spangers sapeva ed ora avevamo da affrontare anche lo studio approfondito della nave e delle nuove incredibili tecnologie.