La Saga di Ozo – 7 cap – Prima Missione

Prima missione

Eravamo nella prima settimana del 2492, un millennio esatto dopo la scoperta del continente nord americano. La nostra scoperta della nave Vanai e di Theel era, almeno per noi, una data egualmente da non dimenticare. Avevamo organizzato anche una piccola festa di capodanno per mantenere il morale alto, nonostante la malinconia per la perdita dei nostri compagni a seguito del tradimento della Federazione che gravava sul nostro morale.

Oramai erano già passati un paio di mesi dalla scoperta della nave e la lenta ma progressiva e reciproca conoscenza con Theel stava iniziando a dare i suoi frutti. 

Ora eravamo in grado di pilotare le navette di servizio e avevamo delle comode tute da esplorazione realizzate con materiali Vanai su nostre specifiche.  Piuttosto robuste e comode, con accessori adatti alle squadre in missione esterne: caschi con visori; controller da polso; giubbotto tattico con kit medico, respiratore, razioni di cibo e bevande. Fu realizzata anche una versione del coltello Spangers fatto con materiali Vanai, praticamente indistruttibile. 

Decidemmo quindi di esplorare la zona equatoriale temperata del pianeta, dove, secondo i sensori della nave e la simulazione eseguita, potevano esserci i resti di navicelle da sbarco della Federazione essendo anche la destinazione della nostra missione originale.

Siro ed io salimmo sulla navicella, mi sedetti ai comandi mentre Siro si accomodava nel posto del navigatore. Era il secondo volo, ma il primo così lontano dalla nave e devo ammettere che ero un po teso.

«Siro, tutti i parametri ok?»

«Si, tutto ok.» 

Mi agitai un po’ sulla poltroncina: «Nerell, qui Kyosen 1, pronti al lancio.» 

La voce della nave, la procedura era gestita dall’intelligenza artificiale di bordo, mi dette la conferma «Ricevuto Kyosen 1, lancio in 3, 2, 1…» 

Non sono mai stato sicuro e non l’ho mai chiesto agli altri, ma quando una navetta decollava uscendo dall’hangar ed entrando nel canalone, avevo la sensazione di sentire come un risucchio, un suono tipo “swoooosh”, forse era l’aria, dato che eravamo sul pianeta, forse era la mia immaginazione.

Ci mantenemmo a un quota bassa con il sistema di occultamento attivo. Con la rotta già tracciata sul computer di bordo, per il momento non c’era bisogno che mi dedicassi alla guida e, insieme a Siro, ci dedicammo al controllo dei sensori e a migliorare ulteriormente la conoscenza delle caratteristiche tecniche della navicella.

Dopo circa tre ore di volo, iniziammo a vedere il ghiaccio ridursi e all’orizzonte i primi segni di vegetazione. Ora i sensori della navicella, tarati sui parametri della biochimica terrestre, iniziavano ad essere utili per identificare il punto di caduta del mezzo da sbarco. Riducemmo un poco la velocità e dopo circa un’altra mezz’ora di volo atterrammo a circa un centinaio di metri dalle coordinate indicate dai sensori. 

Prendemmo i nostri fucili di ordinanza, un po ingombranti, ma anche le uniche armi che possedevamo. Scendemmo dalla navicella dirigendoci con cautela verso il nostro obbiettivo. Ci separammo di una decina di metri, non avendo alcuna idea di cosa avremmo incontrato, con Siro che procedeva leggermente arretrato in copertura. 

Vidi una sottile colonna di fumo. Feci cenno di arresto e ci acquattammo tra la vegetazione, sperando di non far arrabbiare nessun animaletto alieno. Avanzai ancora e mi misi ad osservare. In una piccola radura vicina ad un gruppo di rocce vidi una specie di capanna, fatta di vegetazione e pezzi di un mezzo da sbarco; mi dava la speranza che qualcuno fosse sopravvissuto. 

Dalla nave trasporto, come da protocollo e prima dell’attacco del Hurt’zu, erano usciti solo quattro mezzi, il mio, quelli delle squadre Delta 2, Charlie 1, Charlie 2. Non c’era modo di capire quale squadra si fosse accampata in quella radura. 

Decisi di rischiare. Feci cenno a Siro di avvicinarsi «Ascolta, ora provo ad annunciarmi e vediamo cosa succede.» 

Mi guardò rassegnato, «ok, una delle tue solite idee brillanti» commentò predisponendo l’arma alla massima potenza e mettendosi in posizione, ben nascosto ma con buona visibilità.

«Sono il Tenente Rokuro Pareto, Delta 1, identificatevi!» Nessuna risposta, ma sentii alcuni rumori mentre lo sguardo di Siro scorreva vigile su ogni più recondito angolo della zona. 

«Ripeto, sono il Tenente Rokuro Pareto, squadra Delta 1 degli Spangers!» 

Nulla. «Vedo resti di un nostro mezzo da sbarco. Identificatevi!»

«Ozo!?» 

«Si» risposi. 

«Non ci posso credere, sono Tanny!» Vidi apparire il faccione del Sergente Ronan “Tanny” Tanaka dietro alla canna di un fucile. Mi alzai lentamente tenendo l’arma puntata verso il basso e accennai alcuni passi. Tanny uscì da dietro un improvvisato riparo di lamiera e con gli occhi lucidi mi venne incontro. Compagno di allenamento e di bevute, Tanny era un’ottima persona e ottimo soldato, solamente la sfortuna gli aveva impedito di diventare ufficiale. 

Abbozzò un saluto, ma io lo abbracciai, felice che fosse vivo. 

«In quanti siete rimasti della Delta 2?» La squadra del Tenente Milo Kanumba aveva avuto perdite come tutte in questa assurda guerra e al momento di lancio contava 20 effettivi. 

«Siamo rimasti in quattro io, Anla, Rory, Koko.»

«Cazzo», esclamai. 

«Si, è stato orribile, i più fortunati sono morti subito, gli altri…» «Capisco, è stata la stessa cosa per noi, eravamo anche i più vicini alla nave, sai nulla di Charlie 1 e 2?»

«No, erano più avanti di noi e forse hanno subito meno danni dall’entrata in iperspazio della nave, ma c’erano anche le navi Hurt’zu che sparavano…» 

Vidi uscire dai nascondigli gli altri tre superstiti, smagriti, con i volti tesi ma gli sguardi speranzosi.

«Bene, seguiteci. Raccogliete solo le cose personali che non volete abbandonare, vi forniremo tutto al rientro sulla nave.»

«Nave? Che Nave?!»

Domande e voci quasi isteriche crearono una cacofonia che  bloccai forse un po rudemente: «Silenzio, Spangers! Preparatevi, Siro tu chiudi la fila!»

Ci avviammo e raggiungemmo la navetta, con la loro immaginabile sorpresa quando dal nulla si aprì un portellone mostrando l’interno della camera di sicurezza. 

«Ora entriamo, ci sarà la procedura di decontaminazione e poi partiremo. Una volta in volo vi spiegherò tutto.» 

Titubanti e sconcertati ci seguirono. Chiudemmo il portello e terminata la procedura ci accomodammo alla bene meglio all’interno della navetta, non adatta a contenere tutte quelle persone. Mi misi ai comandi, decollammo e attivai la procedura automatica di rientro. Mi girai verso di loro mentre Siro stava distribuendo bevande energetiche. 

Li guardai, fissandoli uno a uno «Ora vi racconto una bella storia, abbiamo circa tre ore di volo prima di arrivare a destinazione…»

Gli sguardi attoniti, increduli dei sopravvissuti della Delta 2 mi accompagnarono per tutto il viaggio di rientro insieme a mille domande. 

«Quindi se ho ben capito» disse Tanny «ora siete l’equipaggio della nave, com’è che si chiama?»

«Nerell», gli suggerii.

«E quell’alieno vi ha addestrati a lavorarci su.»

«Esatto, l’alieno, come dici tu, è Theel ed è un Vanai.» 

«Si, si, scusa è che… uff… tutto in una volta. Ci eravamo oramai rassegnati a morire di fame o di essere catturati da qualche pattuglia Hurt’zu; ricevere tutte queste informazioni incredibili, essere salvati da compagni che pensavamo dispersi o peggio…»

«Tranquillo Tanny, immagino sia stata dura, ma ora potete rilassarvi, siete a casa. Nella nostra nuova casa.»

La voce del assistente di volo mi interruppe «Destinazione tra cinque minuti, prepararsi per il rientro nella nave.» Non che ci fosse molto da fare, la procedura di rientro automatica era molto più sicura delle mie, ancora scarse, capacità di pilota.

«Quando arriveremo verrete scortati, come di prassi, in una zona di alloggi destinati a chi arriva sulla nave. Verrete sottoposti a controlli medici e curati se necessario.» 

La zona alloggi destinata ai nuovi arrivati sulla nave, e che avevamo chiamato “la Piazza”, era stata originalmente progettata per i Vanai dei casati militari e dei tecnici che dovevano viaggiare in supporto agli scienziati e studiosi che abitavano nella zona “il Giardino”. 

Gli alloggi non erano individuali ma doppi, comunque molto confortevoli e con terminali e replicatori di cibo. Al posto del giardino c’era uno spiazzo, senza erba, ma comunque con qualche pianta e aiuola, l’insieme ricordava appunto una piazza. 

La navetta attraccò in modo impeccabile e all’apertura del portellone un piccolo comitato di benvenuto accolse i nuovi sopravvissuti che continuavano a guardarsi attorno con occhi spalancati.

«Tutto questo è incredibile», esclamò Tanny, «non ci posso credere…» Poi quando vide in disparte Daniel, Toni, Willy e Mary quasi si mise a piangere. Mi misi in disparte facendo un cenno ai droidi di fermarsi, volevo lasciare che la gioia di ritrovare vecchi amici curasse un po’ le loro ferite emotive.

«Bene», dissi, «è ora di raggiungere i vostri alloggi.» Mi rivolsi a Toni «potresti, per favore, accompagnarli tu mentre fai una prima verifica del loro stato di salute?»

«Con molto piacere Ozo.»

Presentò i droidi medici ai nostri nuovi compagni e si avviarono chiacchierando verso la “Piazza”.

Erano passati un paio di giorni, le cure di Toni e dello staff medico unite a buon cibo e riposo avevano operato miracoli sui superstiti della Delta 2. 

Seduto sul bordo del letto nel mio alloggio, stavo riflettendo sulla possibilità di ritrovare altri compagni, i cui velivoli erano probabilmente caduti nella zona equatoriale quando la voce di Theel interruppe la mia riflessione. 

«Buongiorno Ozo, ho buone notizie.» 

«Buongiorno Theel, dimmi…» 

«Possiamo applicare il Trattamento di livello due ai nuovi arrivati se lo desiderano. Sono persone affidabili e Tanny ha del potenziale.» 

Raggiunsi il terminale per osservare il volto di Theel. Era incredibile come riusciva a modificare il volto del suo avatar per accompagnare i suoi discorsi. 

«Si Tanny è un ottimo elemento ed anche un caro amico.»

«Credo sia giunto il momento che tu vada a parlare con loro», aggiunse.

Felice mi avviai verso “la Piazza” per incontrare Tanny e i resti della sua squadra. Entrai negli alloggi e li vidi seduti sul bordo di un’aiuola.

«Ciao Tanny, ciao a tutti. State bene?» 

Tanny si girò con un sorriso «Si benissimo, un po annoiati forse.» 

Anla, Rory e Koko annuirono sorridendo.

«Ci sono novità…» Aggiunsi e iniziai a raccontare per sommi capi in che cosa consisteva la richiesta di Theel e il Trattamento di livello due. 

Quando ebbi finito Tanny mi chiese «Tutti voi della Delta 1 l’avete fatto quindi e siete sopravvissuti?» 

«Si», risposi, «come ti ho spiegato è parte dell’accordo con Theel, lo accettate?» 

Si guardarono. «Vi lascio alcune ore per decidere», aggiunsi. 

«Non serve Ozo, accettiamo. Siamo amici, mi fido di te, inoltre ci hai salvato e non abbiamo dove andare. La Federazione ci ha abbandonato e inoltre conosci le mie idee in proposito.» 

Tanny condivideva le mie idee sull’incompetenza delle alte sfere della Federazione e sulla loro corruzione. 

«Bene, benvenuti a bordo !» esclamai. «Raccogliete le vostre cose, vi trasferirete nel “Giardino”.»

Mentre camminavamo per i corridoi chiesi loro se sapevano qualcosa delle navette di Charlie 1 e 2. 

Mi rispose Koko: «Erano davanti a noi quando siamo stati attaccati. Siamo stati investiti dall’onda della partenza della nave, fortunatamente non ho perso conoscenza e ho visto Charlie 1 e 2 investiti dal fuoco degli Hurt’zu, ma credo siano state solamente danneggiate e non distrutte. Le ho viste scendere verso il pianeta, molto più avanti di noi.»

Mi guardò prima di continuare dopo un mio cenno.

«Credo che, se sono riuscite a prendere terra, siano anche loro nella fascia equatoriale in direzione della miniera. Stavo per confermare la discesa automatica, loro essendo più avanti, sicuramente l’avevano già confermata.»

«Grazie Koko ottime informazioni.»

Eravamo giunti al “Giardino” la porta si aprì e vidi la loro meraviglia. 

I miei compagni presenti nel giardino si accorsero dei nuovi arrivati e ci vennero incontro con sorrisi e li sommersero di abbracci. 

Mentre accompagnavo Tanny al suo alloggio lo pregai di organizzare la sua squadra: «al Trattamento accederete due alla volta, lascio a te la decisione di come suddividervi, normalmente dura circa una settimana. Inizierete domani.»