Seconda missione
Dopo che Koko mi aveva raccontato di aver visto le navette del gruppo Charlie scendere sul pianeta, nonostante fossero state colpite dal fuoco delle navi Hurt’zu, e aver condiviso questa informazione con Theel, Sayuri e Siro, decidemmo di intraprendere una seconda missione esplorativa e speravamo di recupero di altri compagni.
Questa volta la squadra, oltre a me e Siro, avrebbe compreso anche Toni come supporto medico, nel caso in cui avessimo incontrato dei feriti. L’esperienza appena trascorsa ci aveva insegnato che avere un supporto medico era essenziale.
Prendemmo posto nella navetta e, dopo un decollo che tolse un po’ di fiato a Toni, puntammo verso la zona temperata. Le coordinate determinate, dai dati dei sensori della Nerell e dalla simulazione di Theel, ci avrebbero portato nel luogo dove probabilmente avevano preso terra o si erano schiantate le navette.
Il volo procedette tranquillo, chiacchierando amabilmente.
«Ho la testa che mi scoppia per tutte queste novità…» iniziò Toni
«Beh non hai tutti i torti, fu un vero shock anche per noi scoprire la nave Vanai e tutto quello che ne è seguito», aggiunsi.
«Interessante quello che Theel ci ha fatto… come vi sentite?»
«Bene», rispose Siro con un sorriso, «mi sento normale, niente di speciale anche se in effetti molto è cambiato, cioè… bah… non riesco a spiegarmi… è… è come se fossi sempre stato così, riesco a fare le cose che mi piacciono, a studiare, a costruire le cose come desidero.»
«È vero, è proprio così», aggiunsi, «come essere in un sogno, come se tutto quello che avrei consciamente e forse inconsciamente desiderato essere si fosse realizzato.»
«Si è bello», commentò Toni, «ho sempre desiderato essere medico, e ora mi si è aperto un mondo meraviglioso. Vorrei stare sempre in infermeria a studiare, magari diventerò un vero medico…» e scoppiò in una contagiosa risata.
Il sistema di navigazione della navetta ci avvisò che eravamo in prossimità della zona del possibile atterraggio. Siro si mise ai sensori, mentre mi sedevo al posto di guida passando alla navigazione manuale.
L’ampio schermo della navetta, che dava l’impressione di avere un enorme finestra, mi mostrava la folta vegetazione sormontata da una piccola collina rocciosa.
«Ci sono», esclamò Siro, «ricevo un segnale che rispetta i parametri biologici umani.»
Continuò a seguire le informazioni che in rapida successione apparivano su una porzione del grande schermo della navetta.
«Vira a 245.3, ti passo le coordinate complete…» mi comunicò Siro.
A poco più di un centinaio di metri dal punto indicato dai sensori decidemmo di atterrare e uscimmo dalla navetta.
«Toni, tu stai dietro di noi, cerca di non esporti. Non sappiamo cosa possiamo incontrare.»
«Ok, ricevuto.»
Avanzammo lentamente, verso la base della collinetta, nella direzione indicataci dai sensori. Adottammo la stessa strategia che aveva funzionato in precedenza. Mi avvicinai cercando di osservare la scena. C’era una piccola radura davanti alle rocce della collinetta e uomo seduto intento ad alimentare un fuoco, mentre alcuni resti della navetta formavano una specie di riparo davanti all’imboccatura di una grotta.
Un rumore alla mia sinistra mi mise in allerta, rimasi ben nascosto osservando la scena. Dalla boscaglia arrivarono altri due uomini armati di rudimentali lance sostenendo quella che interpretai come una preda appena catturata e probabilmente destinata ad essere arrostita.
Decisi di annunciarmi «Sono il Tenente Rokuro Pareto, Delta 1, identificatevi!» Immediatamente i tre uomini si misero sulla difensiva e quello vicino al fuoco si lanciò verso il rifugio afferrando un fucile ben nascosto. «Ripeto! Sono il Tenente Rokuro Pareto, Delta 1, esco allo scoperto»
Mi alzai e lentamente mi inoltrai nella radura avvicinandomi, tenuto sotto mira dall’uomo che in precedenza stava alimentando il fuoco; i suoi due compagni, dopo aver lasciato cadere la preda, si avvicinarono brandendo in modo minaccioso le lance.
«Deponi il fucile e fai due passi avanti» mi intimo l’uomo armato di fucile.
Eseguii senza esitare, sapendo che era nel mirino di Siro.
«Non mi sembra una bella accoglienza» ribattei, mentre i due compari con le lance si avvicinavano ulteriormente con fare minaccioso.
«Quindi siete precipitati anche voi?» mi apostrofò.
«No, no, siamo scesi per fare un picnic», non riuscii a trattenermi.
«Non prendermi in giro, in quanti siete?»
«Qui solo io, a cinque giorni di cammino, ci sono i resti della navetta», mentendo spudoratamente, anche perché gli abiti che indossavo non potevano reggere alla bugia.
«Vestito così?» Mi domandò, uno dei due armato di lancia, avvicinandosi ancora di più e puntandomela all’addome.
Aveva commesso un errore, decisi che ero stanco di parlare.
Con un rapido spostamento alla sua destra, ponendogli la mano sinistra al volto, afferrai la lancia con la destra; lo sbilanciai facendolo cadere al suolo, perse la presa sulla rudimentale lancia che utilizzai per sbatterla a tutta forza in piena faccia del compare, fratturandogli il setto nasale.
Recuperai anche la seconda lancia e le spezzai mentre Siro, apparso dietro l’uomo armato di fucile, lo neutralizzava con un sapiente colpo del calcio della sua arma.
Il primo aggressore si rialzò con l’intenzione di attaccarmi, ma l’apparizione di Siro armato e vedendo i suoi compari al suolo decise di cambiare strategia.
«Bene, proviamo a rifare le presentazioni da persone civili», dissi, «sappiamo che siete della Charlie, in quanti siete rimasti?»
«Solo noi tre, vi abbiamo aggredito per paura.»
«E gli altri? Morti? Li avete seppelliti?»
«Si sono tutti morti all’impatto e li abbiamo gettati in una piccola grotta alla base della collina.»
«Ma che…» repressi un moto d’ira, «non avete seppellito i vostri compagni?»
In quel momento comparve Toni che mettendosi al mio fianco mi invitò alla calma.
«Tranquillo Ozo, controllo il loro stato di salute.»
«Siro, trascina qui quel sacco di letame e tienili comunque sotto tiro, non mi fido.»
Senza sforzo apparente lo sollevò con una mano e lo trascinò vicino agli altri .«Direi che il trattamento funziona» commentò.
Iniziai ad esplorare quel misero accampamento.
Mi stavo dirigendo verso il lato ovest della base della collina per cercare la piccola grotta dove avevano detto di aver gettato i corpi, quando passando davanti ad un’altra grotta, anche questa protetta da alcuni resti della navetta e da arbusti, e percepii la presenza di un umano; come conferma, udii un flebile lamento.
Cautamente mi addentrai, illuminando la scena con la torcia del fucile. Esplorando quel piccolo anfratto, vidi addossato ad una parete una specie di giaciglio su cui una sagoma, che non riuscivo ad identificare, si agitava debolmente e la riconobbi come la fonte dei lamenti.
Mi avvicinai lentamente e inorridito mi accorsi che era una donna, seminuda e coperta di ferite e lividi. L’odore acre dell’urina e dello sperma rappreso, mescolato al sangue, immediatamente mi rivelò tutto l’orrore di quel ritrovamento.
L’occhio non tumefatto si aprì lentamente e d’un tratto si spalancò ed una flebile voce pronunciò il mio nome.
«Ozo…» incredulo la guardai meglio e vidi alla base del collo un tatuaggio che conoscevo bene, delle impronte di gatto…
«Sara, sei proprio tu?!»
«Ozo… aiutami.»
La sollevai leggermente e le offrii un po di bevanda energetica Vanai che le dette subito un po’ di colorito.
«Ora ci sono io qui a proteggerti», le dissi per tranquillizzarla, «non ti devi più preoccupare, non ti faranno più del male. Te lo prometto.» Tenni stretta la sua mano, mentre le sistemavo i capelli e le pulivo un po il volto.
«Abbiamo un medico con noi, ora lo chiamo, resisti.» E la riadagiai dolcemente.
Attivai l’Intercom «Toni, corri, c’è bisogno di te!»
Mi affacciai all’ingresso della caverna, per farmi trovare, mentre Toni arrivava di corsa, lo portai vicino a Sara e gli spiegai brevemente. Lui annui paonazzo in volto. Mi girai, dirigendomi all’uscita cercando di tranquillizzarla «tranquilla Sara, torno tra un attimo.»
Mi diressi verso i tre animali e quello che sembrava il capo si girò verso di me con aria sfrontata.
«Che c’è? Avrete trovato la puttanella?»
La mia mano scattò afferrandolo per la gola, stringendo e lo sollevai di almeno mezzo metro dal suolo stringendo sempre di più. Quello steso da Siro in precedenza, tentò di reagire ma si prese un destro rabbioso da parte di Siro; si sentì il rumore delle ossa frantumate e cadde nuovamente al suolo svenuto.
Quello che tenevo sospeso, si dimenava respirando a fatica. Volevo ucciderlo, oh gli dei sapevano quanto lo desiderassi. Ma sarebbe stato fargli un favore. Doveva soffrire invece, tanto e per molto tempo.
Lo lasciai andare, lasciandolo al suolo ansimante, assestandogli comunque un gratificante calcio nelle costole.
«Siro, se si muovono spara!»
«Con molto piacere Ozo…»
Rientrai nella grotta, raggiungendo Sara e Toni.
«Tutto a posto, cerco qualcosa per legarli e vado a prendere la navetta.»
Sara mi guardò con uno sguardo pieno di domande.
«Tranquilla Sara, cerca di riposarti. Ti porteremo in salvo. intanto bevi ancora un po di questa bevanda.»
La guardai e le chiesi «Riesci a ricordare in quanti siete sopravvissuti?» Alzò a fatica la mano mostrandomi quattro dita. Annuii ed uscii.
Frugai in giro, recuperando alcune corde e ci accingemmo a legare ben stretti i tre criminali. Lasciai Siro a controllarli e mi avvia di corsa a prendere la navetta.
A fatica riuscii ad atterrare nella radura, tra alberi, rocce e rottami, ma era importante non sottoporre Sara ad un trasferimento faticoso e forse pericoloso.
Scesi ed entrai nella grotta, la presi tra le braccia. Come era leggera, quasi tutta pelle e ossa. Arrivai alla navetta e vidi l’occhio di Sara spalancarsi per la meraviglia; entrammo per la procedura di decontaminazione e la adagiai sulla branda di emergenza che avevo già preparato.
«Aspetta qui, esco a recuperare un po di materiale, carichiamo anche quei criminali poi partiamo.»
Toni si sedette al suo fianco continuando a prestare delle cure, facendo ulteriore pratica con gli strumenti Vanai e tentando di rispondere alla domande di Sara.
Uscii, e facemmo un rapido giro di ricognizione per raccogliere il materiale che poteva esserci utile, alcuni fucili non funzionanti ma che Siro affermò fossero riparabili, ricariche di energia; trovai anche una cassa di cariche esplosive, trasferimmo il tutto con il teletrasporto nel piccolo vano di carico. Poi una sosta per una rapida preghiera nel punto che ci avevano indicato come fossa comune dei compagni caduti e ritornammo alla navetta, caricando quei rifiuti umani e lasciandoli nel vano di carico dopo una profonda decontaminazione.
Partimmo, segnalando alla Nerell di preparare subito un posto in infermeria ed approntare un ambiente da usarsi come cella di detenzione, per detenere tre persone.
«Ozo, sono Sayuri…» quasi mi mancò il fiato «Sayuri! Che bello sentire la tua voce…»
«Ascolta Ozo, » mi interruppe «a cosa ti serve una cella? Theel mi ha chiesto spiegazioni, sa il significato della parola, ma non capisce il motivo e percepisco la sua perplessità e contrarietà.»
Guardai Toni indicandogli Sara e con un cenno mi fece capire che era sedata.
«Sayuri ci siamo trovati davanti ad una situazione brutta…» e iniziai a raccontargli la nostra avventura. «Credo che sia sufficiente a togliergli ogni dubbio», aggiunsi alla fine del racconto.
«Si, è sufficiente» quel tono gelido lo conoscevo bene «Come sta Sara?»
«Non è messa bene, ma non è in pericolo di vita, ora è sedata e sta riposando. È riuscita a bere da sola dell’integratore.»
«Ricevuto, vi aspettiamo e intanto appronteremo quanto hai richiesto. Chiudo.» Un silenzio gelido invase la navetta, ci guardammo, nessuno aveva voglia di commentare.
Attraccammo all’hangar, e dopo che la navetta fu nel suo alloggiamento, Siro ed io entrammo nel compartimento stagno. I tre rifiuti umani erano stesi sul pavimento. Solo il “capo” ci guardò con sfida, mentre gli altri due tenevano gli occhi bassi.
Nell’auricolare mi risuonò la voce di Theel «Ozo, fuori ci sono cinque droidi che ti aspettano, tre per trasportare i colpevoli alla camera di detenzione, e due droni medici per portare Sara in infermeria. Dopo dovremmo parlare.»
«Ricevuto Theel, sistemo le cose e ti raggiungo in Sala Tattica» risposi
«Bene» commentò.
Il portellone si aprì e feci cenno ai droidi di raccogliere i tre che giacevano sul pavimento.
«Questi tre vanno alla camera di detenzione.»
«Ricevuto» rispose quello più vicino. Li alzarono come fossero dei sacchi e si avviarono, mentre i droni medici si avvicinarono con il lettino per trasferire Sara. Toni coordinò l’operazione e si avviò con loro in infermeria.
Guardai Siro «Ho bisogno di una birra e poi devo parlare con Theel.»
Mi guardò «Ok per la birra, ma non ti invidio certo per la chiacchierata con il boss.»
Raggiungemmo gli alloggi, dove i nostri compagni si dimostrarono avidi di notizie. Mi avviai verso la mia stanza lasciando a Siro il compito di aggiornarli. Mi tolsi l’equipaggiamento, bevvi una sorsata di birra fresca e mi avviai in Sala Tattica.
«Eccomi Theel» mi annunciai varcando la soglia.
«Accomodati Ozo», mi rispose l’ologramma di Theel, «sapevo che la specie umana non era ancora evoluta, ma atrocità del genere non pensavo che potessero accadere.»
Chinai la testa, riflettendo su che risposta potevo dare, poi la rialzai guardandolo direttamente negli occhi «Purtroppo accadono ancora, specialmente quando persone instabili ed aggressive si trovano in situazioni particolari. Dobbiamo fare ancora molta strada»
«Si, ma ora dobbiamo prendere delle decisioni. Cosa faremo di questi tre individui? Mi sono documentato, ma l’idea che mi sono fatto è che la giustizia sul tuo pianeta è parecchio irrazionale e lontana da essere giusta ed equa.»
«Impossibile darti torto. L’unica soluzione che vedo è la detenzione fino al momento in cui non lasceremo questo pianeta. Poi si vedrà dove scaricarli, magari nello spazio»
«Non dirai sul serio!?» Sorrisi del tono scandalizzato di Theel e per l’espressione buffa che l’ologramma aveva assunto.
«Come avrai letto la giustizia sulla Terra si è sempre basata sulle varie culture e religioni. Ogni nazione aveva i suoi metodi. Con la Federazione si è un po uniformata, ma non è perfetta e certi crimini vanno puniti molto severamente. La pena di morte è una delle punizioni, come il carcere a vita; spesso la pena di morte è vista come la più economica dato che mantenere un carcerato per 50 o 70 anni è un costo.»
«Capisco» mi rispose «Quando ancora c’erano crimini efferati nella nostra società la condanna era una manipolazione mentale per togliere gli istinti violenti e dare una nuova personalità al soggetto.»
Lo guardai «forse è preferibile la morte al sapere di perdere se stessi», commentai.
«Interessante riflessione Ozo. È stata fonte di dibattito tra molti saggi e per molto tempo, senza mai raggiungere una posizione comune.»
«Nella nostra giustizia i cosiddetti “saggi” hanno deciso che rinchiudere una persona a vita era meno crudele che ucciderla, ma l’ho sempre considerata una posizione ipocrita che toglieva loro la responsabilità di eventuali errori di giudizio e di una morte» e aggiunsi, «comunque per il momento la detenzione è la cosa migliore per tutti.»
«Dovremmo trovare una zona della nave da adibire a carcere con celle singole», aggiunsi.
«In effetti c’è», disse Theel. «A fianco di quella che chiamate la “Piazza” c’e un’altra area alloggi più piccola, mai completata. Potremmo usare quella.»
«Ottimo», risposi, «puoi assegnarmi alcuni droidi per aiutarmi con i lavori?»
«Certamente.»
«Bene. Mi metto subito all’opera per adattare la zona ed metterla in sicurezza.»
Lo salutai ed uscii dirigendomi verso gli alloggi, passando prima in infermeria per sapere come stava Sara.
Mi accolse Toni immerso in una conversazione al terminale con Sayuri. «Ciao Ozo, Sara sta bene, è nel guscio medico ora. Si dovrebbe riprendere perfettamente dal punto di vista fisico. Per le condizioni mentali ed emotive, non so cosa aspettarmi.»
«Sara è forte» disse Sayuri. Guardai il suo volto che mi fissava dal terminale.
«Si», aggiunsi, «ma oltre due mesi di violenze e soprusi non sono certo facili da superare, potrebbe non farcela…»
«Può farcela Ozo, ma ha bisogno di aiuto.»
«Certo Sayuri, ora aspettiamo che fisicamente si rimetta in forma e vediamo se mentalmente si stabilizza a quel punto faremo tutto il possibile per lei.»
Mi guardò facendomi segno che voleva parlarne in privato. Risposi con un cenno affermativo. Come ai vecchi tempi…
Nel giro di un paio giorni l’allestimento della zona di detenzione fu completato. Willy la battezzò la “Buca” sia perché era molto piccola rispetto alle altre zone degli alloggi, ma anche perché era scarna ed essenziale. Willy e Siro si incaricarono del trasferimento dei tre criminali, rinchiusi fino a quel momento in un magazzino vuoto, che dovette poi essere accuratamente ripulito e sterilizzato.
Sara si stava riprendendo molto bene e dopo una settimana dal suo salvataggio si trasferì nel suo nuovo alloggio nel “Giardino”, sempre circondata dall’affetto dei compagni e affascinata dalla sua nuova vita.
«Ciao Sara» dissi mentre mi affacciavo al suo alloggio. Era immersa nella lettura.
«Ciao Ozo, accomodati» mi sedetti davanti a lei dall’altra parte del tavolo.
«Come ti senti?»
«Bene», mi rispose.
La guardai e la “ascoltai” attentamente per capire se la positività che mostrava era vera oppure…
Sto bene Ozo, veramente», continuò. «Sai, mentre ero ne guscio, si chiama così vero?» annuii, «beh, mentre ero li dentro, sentivo la voce di Sayuri, o perlomeno credevo di sentirla. Mi parlava, mi raccontava cose e mi faceva piacere sentirla.» Ero contento, il piano escogitato da Sayuri sembrava aver funzionato.
«Bene Sara, sono contento. Sono venuto a trovarti non solo per sapere come ti trovavi ma perché volevo chiederti un paio di cose.»
«Dimmi..»
«La prima è chiederti se volevi sottoporti al Trattamento. Sai già di cosa si tratta?»
Mi guardò «Si, Anna e Mary mi hanno spiegato tutto e si, lo voglio fare», sorrisi sollevato.
«L’altra cosa che ti volevo chiedere è se ti farebbe piacere essere parte della mia squadra?»
«Spiegami» rispose.
«Stiamo organizzando delle squadre operative da quattro persone, per esplorare il pianeta e per organizzare meglio in nostro gruppo su questa nave», continuai.
«La mia squadra la “Sierra-Uno” sarà composta da me, Siro e Daniel e ci farebbe piacere averti con noi, il tuo ruolo principale sarebbe quello di pilota. L’altra squadra la “Sierra-Due” sarà composta dai sopravvissuti della Delta 2 ovvero Tanny, Zaka, Rory e Koko.»
«Si, mi farebbe molto piacere ed è un grande onore Ozo. Grazie!»
«Grazie a te Sara», ci stringemmo la mano. «Domattina inizierai il Trattamento, abbiamo una missione che ci aspetta. A domani.»
Mentre uscivo disse: «No-Ka!»
Mi girai «No-Ka!», risposi con un sorriso.