La Saga di Ozo – 2 cap – Esplorazione tra i ghiacci

Esplorazione tra i ghiacci

Un paio di ore più tardi, Siro ed io, dopo avere trasferito il comando temporaneo a Willy, ci incamminammo verso il primo obbiettivo che avevo identificato. La marcia fu lunga, irta di difficoltà e deviazioni.

Dopo circa sei ore eravamo alla base della prima parete che avevo identificato. Non si vedevano tracce di roccia. Identificammo un paio di formazioni di ghiaccio di forma un po strana, sperando di trovare qualcosa. Ci mettemmo all’opera con la lancia termica a bassa potenza per avere un maggior controllo e non creare crolli indesiderati.

Dopo un’ora non scoprimmo nessuna roccia e ci spostammo di una decina di metri verso ovest, ripetendo la ricerca.

Passarono altre otto ore di inutili tentativo. Il sole all’orizzonte non accennava a tramontare anche se la luce si era affievolita. Non c’erano tracce di roccia fino a oltre due metri dalla superficie.

«Mierda, nada de nada…» esclamò Siro, l’uso dello spagnolo era sintomo della sua frustrazione.

«Ok, Siro. Ora riposiamoci un poco e ragioniamo sul da farsi.»

Ci sedemmo su un blocco di ghiaccio mangiando velocemente, a causa del freddo, un barretta nutriente e bevendo un po di integratore. Il sapore non era certo dei migliori ma comunque fornivano tutti i nutrienti per rimanere in vita.

«Ozo, stavo pensando che non ha senso farci altre sei ore per tornare alla navetta e magari altre sei per raggiungere l’altro punto che hai individuato.»

«Non hai tutti i torti», confermai.

«Però», riprese, «hai idea della difficoltà per raggiungere da qui il secondo punto?»

«Per quello che ho visto», risposi, «non c’erano difficoltà estreme, ovviamente non mi è stato possibile vedere se ci sono crepacci o avvallamenti che ci impediscano di procedere. Varrebbe la pena di tentare», aggiunsi, «abbiamo ancora ampia autonomia di cibo ed energia.»

Ci rimettemmo in marcia, non trovando all’inizio serie difficoltà. Dopo circa tre ore di marcia, ci trovammo davanti ad un serio ostacolo. Un canalone ampio una trentina di metri e profondo circa la metà, con una pendenza che andava diminuendo alla nostra destra e aumentando verso la sinistra. Era strano, come erano strane le proporzioni e la forma.

«Siro, so di dire una cosa assurda, ma questo canalone non mi sembra proprio naturale…»

«Beh, in effetti…»

Rimanemmo alcuni minuti ad osservare quello strano fenomeno. Il mio sguardo fu attirato in direzione della parte bassa a sinistra, dove una parete ghiacciata svettava di almeno duecento metri verso il cielo plumbeo. Attivai il visore telescopico.

«Siro attiva anche il tuo visore e guarda alla fine del canalone alla tua sinistra. Che cosa vedi?»

«Direi che potrebbero essere rocce e con un’apertura, molto regolare, anche se i canali di lava spesso hanno forme regolari.»

«Scendiamo!» Esclamai eccitato, «probabilmente c’è qualcosa di interessante, magari un complesso di antiche grotte che potevano offrirci un riparo più duraturo della nostra navetta.»

Aver portato l’attrezzatura da scalata si dimostrò una cosa saggia. Fissammo bene gli ancoraggi, inserendo anche un segnalatore per qualsiasi evenienza. Srotolammo le corde ed iniziammo a scendere con cautela su quella parete stranamente curva e liscia. Toccammo il fondo che risultava meno curvo ma comunque liscio.

Ringraziai mentalmente i progettisti delle nostre armature tattiche che avevano previsto ogni tipo di condizioni climatiche e di terreno. Gli stivali si dimostrarono stabili su quello strato di ghiaccio così liscio, potendo avanzare senza difficoltà dopo aver ancorato le corde ad un’altro segnalatore.

Dal nostro punto di discesa a quella che avevamo ipotizzato essere una grotta, c’erano circa seicento metri che percorremmo con cautela ma abbastanza speditamente.

A circa un centinaio di metri ci fermammo per osservare attentamente quello che era chiaramente l’ingresso di una grotta, con un profilo regolare, troppo regolare. Attivammo ancora i visori telescopici e cercammo di scoprire qualsiasi cosa potesse essere utile per svelare il mistero.

«Aspetta Siro, prima di avventurarci oltre, voglio avvisare la base» Aprii una comunicazione con la base «Willy? qui Ozo.»

«Qui Willy, dimmi…» Rapidamente lo misi al corrente di quanto fatto e scoperto

«Accidenti, vorrei essere li..» esclamò Willy.

«Lo so», gli risposi, «mentre aspetti notizie, prova a pensare come realizzare delle slitte per trasportare materiali e Sayuri» e aggiunsi: «c’è anche un dislivello di circa trenta metri da affrontare… »

 

Un momento di silenzio, «ok ,ricevuto, inizio a pensarci. C’è altro?»

«Per ora no, d’ora in poi manteniamo un contatto di sicurezza ogni trenta minuti.»

«Ricevuto Ozo, che ne dici se mantengo in allerta una squadra?»

«Ottima idea, chiudo.»

Fucili alla mano procedemmo verso l’ingresso della grotta. Quando la raggiungemmo, notai che il il ghiaccio assumeva colori strani, diversi da quello che mi sarei aspettato. La grotta aveva sempre più la forma di un tunnel artificiale. Ci guardammo, con domande senza risposta negli sguardi.

Siro notò sul lato destro della grotta un leggero rialzo, largo poco più di un metro, che si addentrava come se fosse una specie di sentiero. Lo raggiungemmo ed iniziammo a percorrerla con molta cautela. Il tunnel, come ora lo chiamavamo, continuava dritto verso le viscere della montagna. Il timer mi segnalò che era già passata mezz’ora.

«Willy? Qui Ozo. Tutto Ok.»

«Ricevuto, cosa avete trovato?»

«Ancora nulla anche se abbiamo sempre di più la sensazione che sia artificiale, la grotta è praticamente un tunnel.»

Willy grugnì qualcosa e aggiunse «Prossimo contatto tra trenta minuti. Chiudo!»

Siro, che aveva ascoltato, sorrise «Sicuro che sta friggendo dall’invidia». Sorrisi. Willy era un persona dinamica, curiosa, sempre allegra e competente. Una gran risorsa per la squadra.

Procedemmo ancora e ci trovammo davanti una parete. Mi salì lo sconforto perché chiudeva la possibilità di trovare un vero riparo, ma rapidamente sparì, perché mi resi conto che la parete non era ghiaccio ma sembrava metallo e dava la sensazione di essere meno freddo del ghiaccio.

«Vado a verificare» disse Siro, trattenni a stento un’obiezione, ma Siro era un tecnico molto più esperto di me e lo lasciai fare.

«Ok, ti copro.»

Si avvicinò e iniziò ad esaminare la parete con l’analizzatore.

«Dà l’idea di essere metallo, ma è difficile analizzarne la composizione. La sua temperatura è di poco inferiore allo zero, e in questo ambiente la definirei calda…».

Continuò ad esplorare la superficie quando lanciò un’esclamazione, seguita da un balzo all’indietro.

Istintivamente mi avvicinai per offrirgli maggior copertura, quando mi accorsi anch’io che nella parete si stava aprendo un vano e notai una forma umanoide pochi passi all’interno.

«Mierda!»

«Tranquillo Siro, sono dietro di te.»

La figura umanoide, senza volto, uscì dal vano e si fermò sulla soglia. Alzò le braccia ai lati della testa, come se si arrendesse e iniziò a parlare.

«Sono Theel Or Tenen scienziato capo della missione scientifica Vanai, vi parlo tramite questo droide. Siate i benvenuti.»