Viaggio nel Teror

Non preoccupatevi è solamente un simpatico paesino di montagna che si chiama appunto Teror, c’è anche un’altro paesino sulla costa che si chiama Pozo Izquierdo che tradotto letteralmente sta per “Pozzo Sinistro” … non ho ancora indagato sull’origine di questi nomi e sinceramente non sono molto invogliato a farlo !


Il giorno prima decidiamo per la gita con la promessa di alzarci presto e fare i bravi … la sveglia puntualmente suona alle 7 e riusciamo ad alzarci verso le 8 e passa … Vabbé c’è qualche nuvola, ci prepariamo con calma e usciamo che il solo inizia a farla da padrone. Entriamo in autopista e puntiamo a nord, dobbiamo raggiungere lo svincolo che ci porterà verso l’interno. Ancora una volta il guardare le cartine ci inganna e dopo solo mezz’ora a velocità di codice della strada siamo a Teror. Troviamo un comodo parcheggio, oggi c’è il mercatino ed essere arrivati per tempo ci permette di girare con comodo, acquistare un po di miele locale e dell’ottimo pane biscottato contenente anche farina di patate (una delizia con il miele di avocado preso oggi) e scattare un bel po di foto.
 
Tutte le feste ed i mercatini hanno un sapore di antico in questi piccoli centri e la cosa più evidente è la spontaneità della gente locale, la cortesia. Troviamo un bar e decidiamo di fare lo spuntino di mezzogiorno con churros e cioccolata calda, io ovviamente intollerante al latte ripiego su una squisita spremuta di arancia.
I “churros” sono semplicemente un killer per il fegato, provate ad immaginare una pastella morbida tipo quella dei bomboloni, “spremuta” in una padella e fritta in olio extravergine di oliva. Una porzione è lunga circa un metro, normalmente tagliata in quattro pezzi e appena finita ti ritrovi i due spiritelli sulle spalle uno che ti istiga ad una seconda e, perché no, ad una terza porzione e uno che ti urla “pensa al fegato, pensa al fegato …”.
 
Dopo questa pausa riprendiamo il cammino e la coscienza ci porta ad esplorare la parte alta di Teror con salite degne di uno sherpa, spinti dal desiderio di eliminare dall’organismo l’effetto dei “churros”. Arrivati alla fine del paese decidiamo di rientrare verso il centro per fare un’altro giro al mercatino ma siamo accolti da una valanga umana di turisti, riconoscibilissimi i tedeschi e i nord europei in genere per volti color gambero e le birkenstock con i calzini fucsia.
 
 
Finalmente raggiungiamo la zona del parcheggio ed incontriamo un signore anziano, un’autentico personaggio che alternando parole in italiano, in inglese e in spagnolo (very well, Italia muy buena, buona cucina belle done) ci racconta che negli anni 60 era cameriere in Italia e ha conosciuto molti attori la Loren, Mastroianni e cantanti come Albano, Villa … non sappiamo se sia vero o no ma la simpatia è talmente tanta che passiamo a chiacchierare con lui un bel po di tempo.
 
Riprendiamo la strada per casa decidendo, essendo ancora presto, di attraversare per curiosità alcuni altri piccoli centri come Santa Brigida, Tamaraceite, La Atalaya … per rientrare attraverso bellissime stradine di montagna a Melenara.
 
Gran Canaria è tutto sommato piccola, ha la superficie della provincia di Ferrara, ma c’è una natura così ricca e imprevedibile che passi dal sole alle nuvole, da una pietraia arida ad una coltivazione di banane in pochi chilometri. Una magia.
 
Un abbraccio a tutti coloro che ci seguono. Rico & Pia

Lascia un commento