Riflessioni sul Veganismo

Recentemente sono stato nuovamente “assalito” da persone che hanno abbracciato la fede “vegana” o “veganismo”. Ok credo che ognuno sia libero di credere/fare quello che desidera sempre nell’ambito del rispetto di sé stesso e degli altri, diverso è lo “stracciamento di maroni” leggi anche proselitismo forzoso.
Alla fine ho deciso di documentarmi di più su questo movimento/fede e vi riassumo i punti fondamentali che ho notato.

Premetto che personalmente mi definisco un “vegeteriano al 95%”, con un grande rispetto per gli animali (chi mi conosce bene può confermarlo) e odio profondamente gli allevamenti industriali e come sono gestiti. Ma sono vicino alla scienza e non posso ignorare il bagaglio genetico, l’evoluzione che l’attuale essere umano (nell’ordine: raccoglitore, cacciatore, allevatore, agricoltore) ha vissuto facendone a tutti gli effetti un onnivoro.
Alcune persone che hanno tentato di “convertirmi” sostengono che l’essere umano è un vegetariano, un po come le mucche per capirci che da piccoli prendono il latte materno poi mai più cose di derivazione animale. Ma, nelle condizioni ambientali, storiche e sociali, la percentuale dell’alimentazione alimentazione tra “animale e vegetale” varia continuamente, ma mai, biologicamente parlando, una sopprime l’altra. Geneticamente siamo formati, da almeno 2.000.000 di anni per sostenere una alimentazione onnivora. Nulla vieta che forse tra altri 10.000 / 15.000 anni  o più (se sopravviveremo) potremo anche essere tutti vegani. La genetica ha i suoi tempi …

Vediamo i punti salienti.
– La parola veganismo è la trasposizione nella lingua italiana della parola “veganism” nella lingua inglese, derivante dal termine vegan, nome che assunsero gli aderenti alla prima associazione vegana “la Vegan Society”, fondata in Inghilterra nel 1944.

– Nel linguaggio corrente il veganismo viene usualmente inteso come una forma di dieta a base vegetale. Si tratta di una definizione limitativa, perché quella alimentare è solo una delle dimensioni in cui si manifesta lo stile di vita vegano.
Con un Memorandum nel 1979 la Vegan Society definì il veganismo come:
« Una filosofia e un modo di vivere che esclude, ai limiti del possibile e praticabile, ogni forma di sfruttamento e crudeltà verso animali, per scopo alimentare, per il vestiario, come per qualunque altro scopo; per estensione, promuove lo sviluppo e l’uso di alternative che non prevedono l’utilizzo di animali, per il beneficio degli umani, degli animali e dell’ambiente (1). In termini di dieta denota la pratica di astenersi dal consumare prodotti derivati completamente o parzialmente da animali»

– La plastica si ottiene dalla lavorazione del petrolio (2).

– l petrolio, secondo le teorie comunemente accettate dalla comunità scientifica, deriva dalla trasformazione di materiale biologico in decomposizione. Secondo tale teoria, il materiale biologico dal quale deriva il petrolio è costituito da organismi unicellulari marini vegetali e animali (fitoplancton e zooplancton) (3) rimasti sepolti nel sottosuolo centinaia di milioni di anni fa, in particolare durante il paleozoico, quando tale materia organica era abbondante nei mari.

Riassumendo quindi al punto (1) si afferma che non si deve utilizzare nulla che derivi dal mondo animale, ma al punto (2) notiamo che la plastica si ottiene dal petrolio che a sua volta deriva, punto (3), da organismi animali (e vegetali).

Ma non vedo “vegani” che evitano di usare automobili (benzina e gasolio derivati dal petrolio), cellulari, computer e altre diavolerie tecnologiche che hanno tantissime parti in plastica. Accessori di casa e abbigliamento, in materiale plastico.

Ho la netta sensazione che ci sia un vero e proprio conflitto nella logica del veganismo. Ovviamente è chiaro che quando la “Vegan Society” è nata, la teoria sulla formazione del petrolio era ancora giovane (1930) e c’erano ben altri problemi in giro per il mondo, oltre al fatto che la diffusione dei materiali plastici era decisamente minima.

Tra l’altro mi suona particolarmente significativo che queste forme di veganismo, vegetalismo e altri raffinati distinguo, si siano sviluppati nei paesi più ricchi, dove cultura, tempo libero, denari e facile reperibilità di qualsiasi cibo siano estremamente diffusi. Trovo estremamente difficile immaginarmi un aborigeno australiano, un Inuit o un bantu votato al veganismo.

Ovviamente questa è una mia riflessione in una pigra domenica di luglio, senza la benché minima intenzione di minare la credenza dei vegani, tra l’altro ho sinceri amici che lo sono e che mai hanno tentato di fare proselitismo.

Ah dimenticavo, anche le piante sono essere viventi, più antiche, sagge e utili di noi esseri umani.