Riflessione di Steve Lukather

Ho trovato questo scritto di Steve Lukather, siamo praticamente coetanei e anche se io in Italia e lui negli Usa abbiamo vissuto lo stesso periodo musicale, negli anni ’70 io ero un bassista e lui già un chitarrista validissimo. Lui è un figo e un bravissimo session-man, io ci ho provato, ma niente di paragonabile, anni luce di distanza però le emozioni e le difficoltà, con le dovute proporzioni, sono le stesse. Per questo motivo condivido questa sua riflessione.

“Non esiste più una scena discografica, ora. Ci sono un paio di musicisti che fanno qualche disco, ma niente di più…
Quando io ho iniziato, ogni giorno c’era da lavorare a qualcosa di nuovo con musicisti diversi, così tanti dischi e girava tanto denar nel business. Tutto andato, finito! La mia è stata l’ultima generazione di musicisti che lavoravano praticamente ogni giorno… c’era quella che chiamavano “wrecking crew” dei session-man e io ero uno dei ragazzini del gruppo. Con Mike Landau siamo cresciuti assieme, abbiamo circa la stessa età, ma lui continua a lavorare, perché non ci sono molti altri modi: t’imbarchi in un grande tour con qualcuno che paga bene in modo da avere i fondi per produrre i tuoi dischi personali… Ma sfortunatamente l’ambiente dei session-man non esiste più. Francamente, oggi sarei molto preoccupato se dovessi mantenere la mia famiglia così, perché non c’è molto lavoro. Ci sono i film per la TV, ma quella è una mentalità diversa…
Chi produce dischi oggi non ha più i budget di una volta, per cui usa musicisti con una minima quantità di talento e ne ottimizza le prestazioni con il computer… come con Melodyne, il plug-in che oggi tutti usano per correggere l’intonazione. Ti permette di prendere una chitarra stonata, magari anche solo con la corda SOL un po’ calante, e intonarla… potresti prendere un pezzo dei Rolling Stones e trasformarlo in uno degli Steely Dan! Sarebbe veramente divertente vedere se qualcuno ci riesce. Con questi sistemi chiunque può far suonar bene un disco. Prima dovevi essere veramente bravo, mentre oggi la gente brava… ho visto tanti di questi personaggi su YouTube che stupiscono con le performance che hanno preparato di fronte alla loro home-camera, e magari diventano la sensazione del momento e si presentano al NAMM Show. Ma quando li vedi al NAMM, mentre suonano sulla loro base, ti accorgi che non hanno controllo del tempo, che non fanno altro che correre per poi cadere in pezzi. E la loro carriera è finita lì. Sai perché? Perché non hanno mai suonato con altri musicisti. Non hanno suonato per dieci anni in un club dove prima o poi fai un casino in una serata negativa e te ne torni a casa per lavorare sul timing… Stanno lì seduti e ti propinano la loro immacolata performance che hanno probabilmente provato a registrare un centinaio di volte finché non era giusta, ed eccola lì! Ma mettili di fronte alla gente o in una band dove devono andare a tempo o qualcuno all’improvviso dice “Ok, guys, facciamola in SI bemolle”. A quel punto li vedresti rimettere la chitarra nella custodia e andarsene. Perché non-hanno-fatto-realmente-i-dannati-compiti-a-casa, non hanno imparato tutto quello che era necessario. Ero presente a una clinic di un mio amico quando ha chiesto ai presenti: “Suonate un La bemolle in tutti i punti possibili della tastiera. Ora!” E loro… “La bemolle… huh…”, cercando sulla tastiera, in difficoltà… non conoscono neanche bene la tastiera del loro strumento! Vedi qual è il punto? Ce ne sono tanti in grado di imparare ogni trucco, ma conoscono veramente il loro strumento? Puoi suonare in ogni tonalità? Puoi fare in MI bemolle tutte le acrobazie che suoni in MI naturale senza toccare l’accordatura della chitarra? O riesci almeno a farli veramente a tempo? Non hanno idea di quello che significa suonare seriamente, pensano che la chitarra sia tutta scena, ma è ben diverso quando ti trovi di fronte a uno come Quincy Jones che ti dice, “Ok, tira fuori qualcosa.” Tutto quello che hai sono un paio di accordi, SI minore e SOL, su un pezzo di carta, nient’altro… e lui si aspetta che tu tiri fuori quella frase magica. C’è Quincy Jones che ti guarda e la luce rossa si accende sul fottuto registratore, la sua faccia è a pochi centimetri dalla tua e dice, “Forza!” E’ questo che ho fatto da ragazzo, quando avevo poco più di vent’anni, ho tirato fuori quella frase e lui a quel punto ha detto: “Fico. Mi piace proprio. Cos’altro hai?” E di nuovo devi tirar fuori qualcosa. Ora. Non ci puoi pensare dopo a casa con calma… subito! E’ questo che facevo bene, che facevo meglio degli altri. Non tutte quelle cose per far scena, quelle le fanno in tanti e cadrebbero a pezzi sotto quel tipo di pressione o dovendo suonare in maniera molto semplice: “dobbiamo tirar su questa cosa di mezzo tono…” Oh… e hai due secondi per suonare un paio di note, devi trasporre immediatamente. “Ok, si registra!” E’ lì che si distinguono gli uomini dai ragazzini. Quando facevamo questo eravamo molto giovani e ora… a volte prendono la musica come uno sport. Coltrane, quando si lasciava andare come un pazzo sullo strumento aveva già assimilato tutte le basi fino alla noia… lo stesso per John McLaughlin… personaggi così sono riusciti veramente a spingersi fino al limite perché avevano già fatto tutto il resto, invece di iniziare già dalla fine e dimenticare tutto ciò che c’è stato prima.

E’ importante imparare le basi, la gente se ne dimentica. La ritmica… impara a suonare la chitarra ritmica, studia i dischi di James Brown… chiediti, cosa fa quel tipo? Come mai funziona così bene quando lo fa lui e invece non funziona quando lo suoni tu? Perché c’è un modo giusto di sentire il tempo, senza essere così rigidi e ingessati, bisogna essere sciolti, devi giocare con il fraseggio, chiederti “Dove è il mio posto nella struttura del tempo?” Perchè il tempo è veramente importante, e non intendo il tempo metronomico (batte con le mani e la voce)… quello va bene e lo devi imparare, ma come lo senti quando suoni sulla batteria? Perché Keith Richards è così fico quando suona “Start Me Up” e tu no? Perché? Perché c’è un certo tipo di scioltezza in quello… puoi imparare le note, ma… cosa si prova a suonarle? Le note sono facili, le puoi imparare, le puoi leggere, puoi trovare le intavolature, ma quando suoni quella cosa come la senti? Consiglio a tutti di far partire una drum machine a casa e suonare semplice chitarra ritmica… quale che sia il tuo genere musicale, funky, rock, persino metal… puoi solo migliorare. Questo è il consiglio che dò ai ragazzi: puoi essere il più nero e tetro chitarrista death metal del mondo, ma se ascolti James Brown e altri artisti funk… non parlo di pop ma vero funk, Sly & The Family Stone, Funkadelic, Parliament… Ascolta quel tipo di cose, stacci dentro per una settimana, e poi prendi la chitarra e suona una melodia… ti farà sentire meglio! Imparerai qualcosa sul groove, perché se non c’è groove tutto fa schifo… Lo stesso Eddie Van Halen, è una grande chitarra ritmica funky… è una vera e propria macchina. Tutta questa follia è partita da lui, ma lui ne ride, dice chiaramente che non aveva nessuna intenzione di causare tutto questo, era solo il mezzo per fare la musica che voleva. Per lui non erano giochi pirotecnici, ma ora è diventato un trucco magico come quando segano una donna in due parti… una volta che ti hanno spiegato il trucco, ti chiedi “Tutto qui?” Devi fare della musica con queste stronzate e non solo scena, scena, scena… lui ci mette l’anima. E’ per questo che la mia mano non ama quelle cose. Siamo passati tutti per quel periodo in cui era necessario imparare come si fa, ma… quella è cosa di Eddie, amico, io non uso più quel tipo di tecnica. Meglio lasciarla a chi la conosce bene”.

Steve Lukather