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Ecco le mie amate chitarre, una breve storia, un perchè, una foto. Spero vi piacciano.
Fender Stratocaster Mocha, 1979 Usa

Come tanti chitarristi ho anch'io la mia "number one". Questa chitarra cercata, anche se non
sapevo esattamente cosa cercavo; mi sono passate tra le mani ben sei Stratocaster per raggiungere
questa, non ci ho molti rimesso denari, ma i rimpianti per questa o quella ci sono stati.
Minnie (da minnie the moocher, il brano cantato da Cab Calloway) è una signora
del 1979, con un corpo color "Mocha" (tipo noce), una verniciatura molto sottile che lascia
intravvedere le venature del legno.
Le Fender della seconda metà degli anni settanta sono cosiderate la peggior produzione,
però questa suona bene per le mie orecchie, tiene l'accordatura ed è comoda da suonare.
Non so quale uso ne abbia fatto il proprietario precedente (viene dagli Usa) ma dalle condizioni
penso l'abbia usata anche come skateboard. I tasti erano consumatissimi e quindi è stata equpaggiata
con frets Dunlop 6100 e parti in plastica "aged" al posto di quelle nere originali (troppo funebri).
Il suono sul pu al manico è morbido, non ha un 'twang' prepotente. Ha il "mio suono blues"
e abbinato al mio piccolo Blues Junior è semplicemente favoloso. Quello al ponte è
tagliente senza essere acido. Gli intermedi sono decisamente belli e divertenti, meglio di tante
Strato provate di età e provenienza diverse.
Fender Telecaster 1962 reissue, 1983 Japan (customized)

Era il 1983 quando entrai nel magazzino dell'importatore Fender e potei scegliere tra
centinaia di chitarre, o forse dovrei dire che fu lei a scegliermi ...
Recentemente è stata "customizzata" con il rifacimento della tastiera (raggio
di curvatura 12) e due humbuckers splittabili artigianali fatti dal liutaio Marco Pontillo.
Al manico un modello Gibson '57 dal suono caldo tra blues e jazz, al ponte un modello stile
Jeff Beck, con suoni adatti al distorto anche pesante, ma sempre ben definito.
Il suono splittato non è ovviamente "original telecaster", ma è un buon compromesso, nato dal
non utilizzo dello strumento principalmente con i single coil (essendo la strato la mia preferita) e
dalla necessità di una solid body più versatile quando mi trovo in situazioni "non blues", anche se devo
ammettere che anche nel blues si fa voler bene permettendo sonorità alla BB King, Otis Rush.
Lo split avviene tramite il potenziometro dei toni e agisce contemporaneamente sui entrambi
i pick up, regalando alla chitarra una doppia personalità, senza togliere molto al volume e mantenendo
un buon equilibrio sonoro.
Godin Acoustcaster, 2007

Era tempo che desideravo una Acousticaster, ma non avevo mai trovato la scusa buona per l'acquisto. Un nuovo
progetto acustico mi ha dato la motivazione per fare il passo. Abbandonata la Ibanez Artcore (non sarò
mai un vero jazzista) e provati un paio di esemplari ecco arrivata a casa questo, per me, gioiello.
Una premessa è d'obbligo: l'unico vero suono di un'acustica è quello ripreso da un microfono
di qualità (meglio due). I pickup piezo sono comodi, ma siamo sinceri è un compromesso tra suono e praticità.
La Godin è, personalmente, un passo avanti, ovvero da spazio alla praticità senza la pretesa di essere un
vero strumento acustico e quindi offre un suono personale, che può piacere o meno. Sta al musicista trovare la giusta dimensione.
Personalmente mi ha scatenato una serie di stimoli creativi e rimane la chitarra che con più frequenza uso anche per studio.
Richiede dal vivo un impianto decente e si deve stare attenti alla potenza dei bassi, molto presenti e tagliare con cura le frequenza medio-alte
per evitare noiosi "sferragliamenti". Monta corde .010 da elettrica secondo le specifiche della casa anche se è
possibile montare le .010 da acustica. Personalmente ho addottato delle D'Angelico DA-SHR trovate a poco più di 3 euro la muta su un sito che
hanno la carattereristica di essere semi liscie sui bassi. Hanno un suono più rotondo, che ben sia adatta al mio stile.
La scalatura è la .010 standard da elettrica.
Dayon 999, 1979 Usa Handcrafted

Una bellissima chitarra acustica e compagna di vita.
Le Daion erano (ormai non esiste più la fabbrica) interamente fatte a mano, in Texas da liutai Giapponesi.
Una liuteria raffinata, senza parti in plastica, solo legno e ottone, per una forma e
sonorità di altri tempi. Dopo tanti anni di onorato servizio, nonostante i segni del
tempo e dell'uso, il suono già bello in partenza, continua a migliorare; ...
Comprata nel 1980, ha segnato il mio passaggio da bassista a chitarrista. Indeciso tra questa
e una Martin D18 e una Ovation Legend, alla fine il mio latente spirito Blues, mi ha guidato su
questo strumento e devo dire che non ha sbagliato. Bassi pieni e acuti mai aspri, ottima per il
fingerstyle, meno per l'accompagnamento pesante, ha un suono veramente Blues e rimane lo strumento
su cui compongo la maggior parte dei miei brani. Equipaggiata con corde Galli o Cocco in
calibratura 012 rende al massimo anche se diventa un pò dura da suonare.
Florencia Resophonic, 2000 (customized)

Non poteva mancare una chitarra resofonica. Questa marca non so esattamente dove venga
costruita, ma ha retto bene il confronto, con le debite proporzioni, con una National.
Ottimo rapporto prezzo prestazioni per questa round-neck. Tastiera molto morbida anche con
calibrature grosse in particolare ora che ha subito un ulteriore arrotondamento del manico
e l'installazione di tasti Dunlop 6100.
Un regalo della morosa e quindi ancora più importante, dopo circa un anno e mezzo di
"rodaggio" ho deciso per la manutenzione del manico che essendo pituttosto "ciccione"
era decisamente scomodo da utilizzare. I frets originali ininfluenti per lo slide erano decisamente
ridicoli nella diteggiatura. Snellimento del manico e installazione di nuovi fret Dunlo 6100 appunto.
La misura del manico simile alla Daion, ora è veramente favoloso da suonare ed è diventato
un fedele compagno dei momenti "personali" e delle serate "unplugged" con la band.
Ho applicato un sistema amplificazione Fishman per resofoniche, senza volume. E' inserito internamente
ed è stato fatto uno scasso per la sostituzione della batteria.
Guild F4CEhg, 1995 Usa

Dopo oltre 20 anni desideravo una chitarra acustica nuova, elettrificata e magari con spalla
mancante. Ecco apparire, per un colpo di fortuna, questa Guild F4CEHG. Provata ed innamorato.
Vuole corde grosse sui bassi e regala un suono county-blues.
Con una leggera riduzione del ponticello in osso, ho raggiunto un'action quasi da elettrica,
ottima per arpeggi e per accompagnamenti delicati e divertentissima per fraseggi solistici.
Dopo il solito calvario per trovare le corde giuste, in base anche a quello che dovevo e
desideravo suonare alla fine, per puro caso, mi sono fermato sulle Elixir 012, che hanno il
vantaggio di mantenere, al tocco, quella sensazione di nuovo.
Una calibratura del genere non permette fraseggi virtuosi ma è sempre molto gradevole da
suonare e per niente faticosa anche in posizioni alte.
Giannini Studio Desde 1900, 2006 Brazil

Insegnando chitarra ai bambini, a cui la scuola fornisce chitarre classiche, mi è tornata la
voglia di una chitarra classica e così per il mio compleanno mia sorella mi ha regalato questa
splendida Giannini da Studio. Ha un manico leggermente più stretto e leggermente arrotondato invece
che squadrato. Un'action bassissima e una voce molto calda anche se non molto potente. Ha la tavola
armonica di abete sitka. Mi ha fatto riscoprire emozioni raffinate.
Fender Telecaster Standard, 2007 Mexico

Dopo aver modificato la mia vecchia tele con una coppia di humbucker artigianali, mi è tornato il desiderio
di una tele standard. Complice anche la militanza in un gruppo musica anni 50' tra rock 'n' roll, swing e country,
la scelta è caduta (non volendo spendere molto) su una Fender Telecaster Standard Mexico. Beh devo ammettere
di essere stato piacevolmente sorpreso.
Ovviamente è passata per le mani del mitico Marco Pontillo che l'ha equipaggiata con 2 pu Western Fox, il
battipenna madreperlato ed alcune parti dorate secondo le mie indicazioni. E' diventata un'autentico gioiello e
paragonata ad una più costosa reissue 52' ha mantenuto la testa alta considerando che costa un quarto.
Action bassissima, manico e tastiera satinati e scorrevolissimi. Bassi corposi, acuti definiti, il classico twang
è ben presente. Ottimo l'intermedio.
Cort Action Junio Bass, 2007

Con l'acquisto del nuovo software di registrazione, mi è tornata la voglia di un basso per completare i
miei nuovi brani senza ricorrere al prezioso aiuto degli amici. Così capita di vedere e provare questo simpatico
bassettino a scala corta. Cifra accessibilissima ed è stato mio.
Cort Action junior, un godibilissimo strumento che mi permette di completare autonomamente i miei progetti musicali.