i PLETTRI, questi sconosciuti

Dunlop Delrin 1.5mm
Dunlop Delrin 500 1.5mm

I plettri come le corde sono un’altra “economica” via per modificare il suono, sono anzi convinto che sia la cosa più importante anche se nella mia esperienza ho visto chitarristi non dare assolutamente importanza a questo piccolo oggetto che però sta tra noi e la chitarra …

Anche in questo caso esperienza è stile aiutano a definire il tipo più indicato. Negli anni ’80 usavo plettri medium, relativamente leggeri, ma negli ultimi 15 anni ho preferito utilizzare plettri “heavy” per passare poi agli “extra heavy” da uno spessore in millimetri da .96 a 1.5. Per capirci la misura di .96mm (o 1.0mm) è lo standard per plettri heavy. Oltre si passa agli extra heavy. Normalmente utilizzo i plettri da 1.5mm (Dunlop Delrin 500) ma anche da 1.17mm (Gibson Extra Heavy, che però si consumano in fretta) più vicini a quelli che considero in assoluto i plettri migliori che abbia mai utilizzato ovvero i D’Andrea Classic 1.20mm che sono attualmente impossibili da trovare nei normali canali commerciali. La reperibilità è un’altro fattore importante da considerare.


Cenni storici
L’utilizzo dei plettri, nelle forme più disparate, non è certo storia recente ma anzi possiamo immaginare che la loro plettri 6storia sia vecchia come gli strumenti a corda.
Già alla fine dell’800 sono documentti plettri di tartaruga, da cui poi la denominazione “tortoise shell” che spesso troviamo associata ai plettri in celluloide, ma la nascita del plettro moderno si deve all’inizio del ‘900 ad un italiano … ma và !
In New York nel 1922 un napoletano Luigi D’Andrea, il classico venditore di aspirapolveri, ebbe l’occasione come lavoro aggiuntivo di vendere dei kit per fare delle rifiniture per oggetti da fogli di celluloide. Mentre alla sera preparava queste rifiniture, normalmente a forma di cuoricino, suo figlio notò che assomigliavano ai plettri per mandolino in tartaruga che usava il nonno. Così ebbe l’intuizione e ne preparò una scatola che alcuni giorni dopo riuscì a vendere in un negozio di strumenti per la cifra incredibile per allora di 10 dollari. Capì che aveva un futuro davanti e apri così una piccola fabbrica. Già nel 1928 era in grado di produrre in serie 59 tipi diversi di plettri !
plettri 7Forme
La forma più comune, inventata da D’Andrea, ma “diffusa” da Fender è il modello 351, circa 26mm x 31mm. E’ il classico plettro con la forma triangolare (triangolo isoscele) con la punta più o meno arrotondata. Altro modello molto diffuso è il “teardrop” (a goccia, piccola 358 o grande 347) tipica forma usata per i mandolini e amata dai chitarristi più virtuosi e veloci.
Altro modello molto usato tra i chitarristi elettrici di vari generi musicali è il Jazz I, II & III come da catalogo Dunlop. E’ un plettro di dimensioni contenute, triangolare e di spessore minimo di 1.38mm preciso e veloce nella risposta.
Altra forma piuttosto diffusa è quella triangolare a tre punte eguali (triangolo equilatero).

Esistono comunque decine di forme diverse, alcune che considero veramente “imbarazzanti” e non ho ancora capito come sia possibile usarle (forma “sharkfin della D’Andrea).
Molti plettri offrono soluzioni per migliorare la presa (grip), da sagomature a scritte in rilievo a applicazioni di materiale antiscivolo. Mille sono le soluzioni ma solo una personale ricerca può darvi la risposta giusta.

 

Bordo o “Smusso”
Altro particolare molto importante oltre alla forma è lo “smusso” della punta e l’angolo di attacco sulle corde. Questo influisce notevolmente sulla velocità di esecuzione, più l’angolo è stretto, ovvero il plettro è “affilato”, più è veloce e si può optare per un spessore maggiore.
plettri 5Questa è la tendenza dei produttori di plettri “custom” dove la ricerca di materiali e dell’angolo di attacco è primaria per soddisfare i palati più esigenti e i chitarristi alla ricerca delle migliori performance. Alcuni produttori italiani prevedono persino plettri per destri e mancini con particolari angoli di attacco sulle corde.
SI deve considerare che più il bordo è “smussato” più si tenderà ad un suono “caldo” con attacco più morbido ma veloce e preciso, ecco dove la ricerca del materiale è importante quando si richiede un suono brillante e aggressivo ed una durata soddisfacente dei plettri.
Materiali
Il materiale originale è la corazza della tartaruga Atlantic Hawksbill, fortunatamente già dal 1973 fu dichiarato illegale usarla per qualsiasi cosa.
Il materiale più usato è la celluloide (derivato dalla cellulosa) che riproduce le qualità tonali e la flessibilità della tartaruga, senza i difetti ovvero fragilità e costo.
Gli altri materiali usati sono i più disparati dalle varie alternative plastiche: naylon, delrin, policarbonato, ultem oquelli di origine naturale: dal vetro, alla ceramica, al legno, ai sassi, ai metalli.
Mi hanno sempre affascinato i plettri in legno delal Timber Tone, costosetti, ma affascinanti come timbriche e anche per le venature dei legni. Apprezzabili molto di più sulle chitarre acustiche.

plettri_2

Spessori
Gli spessori dei plettri variano enormemente e come i materiali seguono lo stile del chitarrista.
Facendo riferimento all Jim Dunlop come la ditta che ha il più vasto assortimento di plettri troviamo che lo spessore varia da circa 0.38mm per arrivare ai 3.00mm.
Ecco una una semplice tabella di riferimento delle misure più diffuse:
0.30 thin
0.73 medium
0.96 heavy
1.20 extra heavy

Uno spessore “leggero” permette un’azione più morbida sulle corde, adatto alla ritmica, perde di corpo ed incisività nell’esecuzioni delle linee melodiche e negli assoli. I plettri più “pesanti” offrono un suono più corposo e sono più precisi negli assoli, ma creano qualche difficoltà per le ritmiche. Personalmenteo ho notato che con scalature di corde sottili, per intederci .009 o 010 è possibile usare agevolmente plettri spessori notevolli sino a 3mm, mentre con l’aumentare della calibratura l’uso di plettri grossi obbliga ad un maggior studio e adattabilità.

plettri 3Una nota a parte merita, anche se non l’ho adottato come plettro, i plettri “Dava”. Questi plettri hanno la caratteristica di essere “inseriti” in un invoulcro che permette in base alla presa di rendere più mobido o rigido il plettro per affrontare sia l’accompagnamento sia le linee melodiche con estrema comodità.
Conclusione
Avrei potuto scrivere molto di più sui plettri, ma essendo un argomento vasto e molto personale come le corde ho preferito non dilungarmi troppo ma essere da stimolo per ulteriori ricerche e sperimentazioni.
Il consiglio è, dopo denari e tempo spesi in ricerca, di non spendere follie in plettri esoterici sopratutto all’inizio, ma partire con un classicissimo 351 heavy per poi sperimentare dopo aver raggiunto un livello tecnico sufficiente a non essere “distratto” dall’utilizzo di plettri diversi.

La scelta del plettro dipende dallo stile, dalla dimensione della mano (io ho le dita corte e prediligo i 351 corti, vedi Gibson o Delrin della Dunlop), dal calibro delle corde usate (corde grosse e plettri grossi richiedono molto più studio ma poi danno soddisfazione) dallo strumento usato (elettrico, acustico) quindi armatevi di pazienza e sperimentate.

Ovviamente i plettri sono anche un piacevole oggetto da collezione !

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