I dieci chitarristi che mi hanno influenzato

I dieci chitarristi che mi hanno influenzato

Leggevo una intervista ad un grande chitarrista Rock-Blues, a cui veniva chiesto chi erano i dieci chitarristi che lo avevano influenzato maggiormente. Così mi sono posto anch’io la domanda e ho messo giù la mia “top ten”. Ma le risposte che mi sono venute non sono legate alla pura tecnica, bensì ai consigli, agli esempi che mi hanno permesso di essere un chitarrista migliore (spero), ad amare totalmente il mio strumento, a ricercare, sperimentare e studiare per migliorarmi.

1) Giorgio Contrastini
Amico fraterno, è colui che mi ha dato l’energia e la voglia di riprendere a fare musica dopo dieci anni di stop. Poche parole, molti esempi. Ogni sua interpretazione è fonte di grande ispirazione e novità. L’insegnamento di come si può suonare ogni stile con tanta anima e la tecnica adeguata.

2) Sam Hopkins
Colui che mi ha fatto amare il Blues. Fottuto maledetto texano ubriacone ti adoro. Ogni tua nota mi spacca l’anima, ogni tua canzone mi ribalta e mi rimette in piedi. Se sono un fottuto bluesman del colore sbagliato e colpa tua e per questo ti ringrazierò per sempre.

3) Robben Ford
Il Blues “moderno”, bianco e raffinato. L’ho seguito nei dischi e nei concerti e l’ho pure conosciuto personalmente. Un grande artista, ascoltarlo è sempre un piacere e non stanca mai. Vedere la sua crescita artistica, i percorsi fatti è sempre fonte di stimoli per continuare a studiare e fare musica.

4) B.B. King
Da lui ho imparato (grazie anche alla sua biografia) come stare sul palco, come gestire la musica e come suonare le note come fossero l’ultima cosa della tua vita, mettendo tutta l’energia che hai nel raccontare una storia.

5) Gary Moore
Il Re del Blues in minore. Energico, raffinato, con una musicalità infinita, una tecnica a volte selvaggia e ignorante ma che sapeva sempre scuotere le corde più profonde dell’anima. Se ho comprato e suono una Les Paul è colpa tua, e ti ringrazio per questo, mi hai aiutato a crescere.

6) T-Bone Walker
Il suo stile è unico, la sua presenza sul palco immensa, la sua musica stupenda. Non a caso B.B. King lo definì la sua ispirazione. Musicalmente è quello che assolutamente mi ha influenzato di più sia nello suonare che nella composizione.

7) Jimi Hendrix
Non per la tecnica, ma per lo spirito, la ricerca, la profondità delle sue emozioni. La tecnica di Jimi non mi ha mai impressionato perché è talmente naturale come l’acqua che scorre in un ruscello, non cerchi di capire la singola goccia d’acqua ma rimani meravigliato da quello che viene creato.

8) Toni Yommi
La colonna sonora della mia vita, la sua influenza è stata forte nei miei primi anni musicali e se devo essere sincero, suoi sono i riff che provo appena si attiva il distorsore. Il re incontrastato dei riff, certo come solista possiamo discuterne, però provateci voi con 2 falangi in meno a fare quello che ha fatto lui. Ha scritto e continua ascrivere la storia del Rock. Punto.

9) Joe Bonamassa
Una scoperta tardiva, ma che mi lascia ogni volta con il sorriso e mi fa comprendere che la musica non è solo scale, accordi, concerti ma sopratutto comunicazione. Lui fa video didattici semplici e diretti, ti mostra la sua collezzione di chitare e ampli (tu sia dannato per quanto mi fai soffrire), comunica con radio e tv online. Musica vissuta a tutto tondo.

10) Larry Carlton
Ultimo ma non ultimo. Ispiratore di Robben Ford, ovviamente non potevo non subire la sua influenza. Raffinato, eclettico, sempre immerso in un’atmosfera jazz differente ed elegante, da cui sa uscire con profondi blues ed energia rock.

Ovviamente solo 10 non bastano o forse sono troppi … non so, però vorrei nominare anche Massimo Varini che ho conosciuto personalmente e che mi ha stimolato a studiare ancora di più gli strumenti acustici. E poi Albert Collins e Albert King, Joe Pass e Wes Montgomery, Danny Gatton e Arlen Roth …